L’UOMO E L’ARTISTA


Le vie e i percorsi dell’arte sono misteriosi e insondabili, sicchè non è sempre possibile capire perché un uomo, Giovanni Alfano, abbia scelto di rivelarsi come pittore.
Tuttavia, anche se non troviamo una risposta esauriente al dilemma, le sue opere d’arte si pongono a testimonianza della verità d’intenti, delle capacità tecniche, del coinvolgimento emotivo dell’artista.
Giovanni Alfano è una figura poliedrica, catalizzatrice e polarizzante, su cui c’è ancora tutto da dire come uomo e come pittore, come mecenate, scopritore di talenti e stimolatore di movimenti artistici nello studio-galleria da lui stesso creato in corso Gelone n. 86, diventato poi, fucina e cura dello spirito, ispirazione d’arte.
Giovanni Alfano, timido e misurato, intelligente e acuto, dagli occhi pungenti e sinceri, naso carnoso sopra un ciuffo di baffi giovanili, nasce nel 1936 ad Augusta, provincia di Siracusa, dove i cittadini trascorrevano, allora, una vita semplice, dedita prevalentemente alle attività marinare, oggi invece, polo industriale.
In questa cittadina, il padre, Alessandro, rinomato calzolaio in Siracusa, era proprietario di un ristorante bene avviato, diretto dalla madre, Maria Gallia. Il suo arrivo, il quinto di dieci figli, desta l’entusiasmo riservato ad ogni nuovo nato, considerato una benedizione del cielo, in una famiglia molto affiatata, com’è anche la sua, formata dalla gentilissima moglie, Olga Calabrò, nipote del grande maestro Di Giacomo, compagna nella vita e nell’arte, e da tre figli affettuosissimi, Francesco, che spessissimo lo affianca nell’organizzazione della sua ampia operosità artistica, Ivano e Anna Maria Benedetta, gemelli.
Dopo tredici giorni dalla sua nascita, Alfano ritorna a Siracusa nella sua casa di via Torino alla borgata S.Lucia. Crescendo preferisce Ortigia, l’isoletta sospesa tra l’azzurro del cielo e quello del mare, dove assieme all’aria salmastra si respira il mito, la storia, si vive fra le deliziose architetture medioevali di secoli diversi, e i suoi amici abitano in quel quartiere, Franco Cacciatore e Mario Noto. Sono giovani che amano l’arte; l’uno la pittura, l’altro la scultura. Con loro, nel suo futuro intravede i colori; anzi, egli stesso si accorge della sua vocazione pittorica e i suoi primi disegni manifestano il suo talento.
Intanto, per una misteriosa coincidenza, ha intrapreso il lavoro di accordatore di pianoforti, che esercita con abilità e impegno. Questo mestiere gli permette di entrare nelle dimore signorili, dove può apprezzare tele e arazzi antichi, che impressionano il suo spirito di artista.
Più tardi, comprenderà il suo interesse per la musica, appresa dal maestro Grasso, scoprendo di essere diretto discendente dell’illustre musicista, Franco Alfano, che compose diverse opere liriche, musica da camera e sinfonica, e scrisse il finale della “Turandot”, lasciata incompleta da Puccini. Nel 1975 le Poste Italiane gli dedicarono un francobollo di 100 lire.
Il servizio militare lo porta a Roma, città sognata dal giovane Alfano, che non perde l’occasione per visitare musei e gallerie, assorbendo colori e atmosfere che trasferisce in un caleidoscopio personale e trasforma in suggestioni cromatiche nelle prime tele del 1958. Creazioni armoniche, che evidenziano, già, quel ritmo musicale congeniale, battito del cuore dell’uomo e dell’artista, che si percepirà più apertamente nelle successive, nel linguaggio segnico degli orizzonti siciliani, nella calda luce della solare spazialità mediterranea, nelle ellissi e nella flessuosità delle immagini, nelle diversità tonali come variazioni di suoni felicemente accordati, nelle orchestrate sinfonie di colore, il quale diverrà la sua nota specifica, l’anima stessa del suo pensiero e della sua azione pittorica. Dopo il congedo, soggiorna in diverse città italiane, dove può allargare la sua visione e tenere un dialogo con la pittura e disciplinare la sua forza creativa.
Rientrato a Siracusa, nel 1964 avviene il fortunato incontro con il pittore Celestino Bertrand. Alfano frequenta per alcuni anni il suo studio assieme ad altri pittori, Golino, Bordone, Surace, e partecipa a tantissime collettive in diverse città siciliane.
Ovunque espone, ha successo e cominciano ad arrivare inviti dalle più rinomate gallerie italiane.
Nel 1969 assieme a Bertrand partecipa alla mostra internazionale “Primavera Romana”, allestita a Roma in Piazza di Spagna. In questo incontro di pittori, già celebri, stringe amicizia con Novella Parigini, Alberto Vespaziani, Simansky Luba del Metropolitan di Mosca ed altri, che esternano un giudizio molto positivo sui suoi dipinti.
Nello stesso anno, Alfano si presenta, ancora una volta, assieme a Bertrand al pubblico siracusano nel salone dell’Inps con cinquanta opere ciascuno. Per Alfano è un trionfo e matura la decisione di percorrere da solo la via dell’arte, di vivere per l’arte, che diventa “il suo stile umano” come ha ben scritto Corrado Piccione nel suo libro “Figure e fatti di vita siracusana”.
Dal 1970 ad oggi è un susseguirsi di personali e di collettive, di inviti e di riconoscimenti in Italia e all’estero, di inserimenti in dizionari e in volumi d’arte e di storia, di premi prestigiosi, come verificano gli elenchi degli eventi più importanti in appendice alla monografia. La stampa si occupa costantemente di Alfano, segue l’ascesa di questo nuovo astro, che è venuto ad arricchire il firmamento dell’arte contemporanea.
Nel 1971 inaugura lo Studio d’Arte di corso Gelone, che acquisterà la fisionomia di epifanico approdo per tanti pittori, di cenacolo per aspiranti, giovani e adulti, i quali troveranno suggerimenti adeguati su procedimenti e maniere, un discutere piacevole ed apprezzabile con un pittore, che nonostante la notorietà, è rimasto semplice, come un vero artista, cordiale e affabile come un amico, pronto a tendere una mano a quanti vogliono creare con i colori, cercano diletto nell’effetto policromatico.
Sempre nel 1971 è invitato ad esporre nella collettiva, che si svolge nel Palazzo dei Congressi di Roma, inaugurata dal Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, dove, nell’ammirazione generale di autorità e personalità del cinema e della televisione, l’attrice Monica Vitti e il presentatore Corrado diventano collezionisti delle sue opere.
Nel frattempo Alfano conosce i Vittorini e i Quasimodo, che esprimono tutto il loro apprezzamento per le sue doti artistiche e nasce, così, una profonda, durevole amicizia.
La mostra, realizzata nel 1973 nel salone del Banco di Sicilia di Palermo, segna un’altra tappa importante nella vita artistica di Alfano. Le sue opere appaiono assieme a quelle di Casorati, Utrillo, Rosai, Carrà, Sirone, Guttuso, De Chirico. In questa occasione è presentato in catalogo da Sebastiano Vittorini, poeta e scrittore, padre di Elio Vittorini.
Il 1974 è foriero di nuovi successi. A Roma, nella sala del trono “Innocenzo XII” del Palazzo dei Principi Pignatelli riceve il premio internazionale “Tetradramma d’oro”, indetto dal “Corriere di Roma”. In questa gloriosa circostanza conosce Marlisa Saunders, con la quale espone in Canada, e Hans Werner FR Willcke, che gli organizza una personale in Germania. I Vittorini lo presentano a Renato Guttuso durante una sua visita a Siracusa. Il maestro palesa ad Alfano la sua stima, soprattutto per il colore e la tematica, e nel 1976 è presente all’apertura del suo vernissage, organizzata dalle gallerie “La Bussola” e “La Parete” al Teatro Massimo di Palermo. La giornalista Bianca Cordaro pubblicizza ampiamente la personale e diventa collezionista dei quadri del pittore siracusano. Nell’estate del 1980, così com’era avvenuto diverse volte durante gli anni ’70, lavora per importanti personaggi della cultura catanese e soggiorna a Villa Fiorito di San Gregorio, come pure a Valverde, dove dipinge per il Santuario una “Crocifissione” di grandi dimensioni.
Nel 1982, Alfano è all’apice della fama, che non conoscerà confini, come vediamo ancora oggi. Ciò non scalfisce la sua umanità; i suoi sentimenti restano immuni da qualsiasi attacco di vanità, così come lo erano stati dal contagio e dal miraggio delle mode connesse alle molteplici correnti artistiche scaturite dal cubismo e dal dadaismo, dal futurismo e dal surrealismo, dall’espressionismo, nati al principio del XX secolo, e più tardi dalla pop art, che erano stati in discussione con i fondamenti tradizionali dell’arte e con la realtà esistenziale dell’uomo, fortemente condizionata dall’industrializzazione.
Giovanni Alfano, in uno sguardo al suo passato e al suo presente, è sempre se stesso pur nell’evoluzione delle formule e delle soluzioni scelte; è sempre fedele al suo stile pur nel continuo rinnovamento, ai riverberi di pregnanti emozioni tradotte in prodigi di colore, pennellato con scioltezza di mano e vigorosa passione, con fresca spontaneità e tanta, tanta grazia.
Qualità, che costituiscono la caratteristica permanente dell’artista nella indiscutibile bellezza ed idealità della sua costante produzione e delle sue nuove proposte, che si colgono, in particolare, quando tra l’’85 e il ‘90 espone composizioni che appartengono, soltanto, all’universo dell’infinito cromatismo. In esse si scoprono accostamenti di colori in una varietà di segni geometrici e di dettagli, che lasciano spazio all’immaginazione e a significati simbolici in una revisione della visione.
Allo stesso periodo risalgono le sculture e le serigrafie, fra cui eccellono le dolcissime maternità. Figurazioni stilizzate, evocate da un percorso di poche linee curve, morbide ed essenziali, le quali spiegano con compiutezza il senso di quell’atto d’amore, in cui s’incontrano la terra e il cielo, l’umano e l’eterno; si concretizza il miracolo della vita.
Attenzione meritano, anche, le figure femminili dai delicati tratti, tipici delle Siracusane, che richiamano i volti delle ninfe e delle dèe della mitologia siceliota, Aretusa, Ciane, Kore, Artemide, riscontrabili nelle statuette votive e nelle monete d’argento del periodo greco.
Nel 1987, la passione per la pittura lo spinge ad un ulteriore atto di mecenatismo. Costituisce l’Associazione culturale “Artisti d’oggi”, che con mostre periodiche e l’annuale trofeo, vivacizza la provincia siracusana, provocando in dodici anni di attività un fermento artistico di grossa entità ed un interesse nel pubblico, tale, da sollecitare l’apertura di gallerie e la formazione di associazioni similari.
Giovanni Alfano, in quarantanni, ha creato un patrimonio di beni culturali e artistici di sicura valenza, con quadri vivi e ammaliatori per i toni corposi, gli accenni lievi, la raffinatezza dei componimenti. Questi, singolarmente e insieme, palesano senza dubbio alcuno, la disposizione affettiva verso il colore e la capacità naturale, che questo pittore possiede nel narrarlo secondo gli argomenti preferiti.
Attualmente continua a lavorare nel suo studio seguendo i palpiti del cuore, attingendo alla fonte delle idee, assecondando con fierezza la sua vocazione.
E, poiché la sua pittura scaturisce da stati d’animo, essa appare sempre carica di suggestioni; il colore diventa soggetto e trova sublimazione nelle compiture ora larghe, ora brevi, nei ritmi armoniosi degli accostamenti, dei chiaroscuri, delle gradazioni.
Essa, nella leggibilità dei temi, nella coerenza dell’uomo e dell’artista, appare lontana da implicazioni cerebrali e artificiose di tanti plagiatori.
La pittura di Giovanni Alfano nella chiarezza dei toni ha sempre espresso una ricchezza di visioni e di abilità, che ben definiscono l’autore, elevandolo alla grandezza che si è meritato, al posto che si è conquistato fra gli esponenti della storia dell’arte del Novecento.
Per Alfano, l’arte è religione, ragione di vita, entusiasmo e curiosità. I fiori, il mare, le barche, i paesaggi, i clowns, le figure sacre, crocifissi, madonne col bambino, sono risultanza di insospettati miscugli, sono inni di colorata liricità, anche su carta papiro.
Il colore è mistero e senso, prodigio e allegoria, rimembranza e confronto nella reale coscienza del tempo, luce ed ombra, riflessione e rivelazione, magia e poesia.
Peculiarità, ampiamente riconosciute da critici, da giornalisti, da personaggi della cultura, che più volte lo hanno soprannominato “pittore del colore”. E, a testimonianza del valore artistico di Alfano, abbiamo riportato nelle pagine seguenti stralci dei loro giudizi.
I suoi quadri celebrano il divino, che arde nel cuore dell’artista autentico, che ispira la sua mente e guida la sua mano ogni volta che egli si appresta a creare, consegnandolo all’immortalità.

Giovanna Marino

Studio - Galleria La Tavolozza - Corso Gelone, 86 - Siracusa